Blera

Le origini di Blera sono databili intorno all’VIII-VII secolo a.C., come dimostrano le numerose necropoli site intorno all’abitato, ma il periodo più importante del paese è quello etrusco. In quell’epoca Blera si trovava in corrispondenza di un crocevia di itinerari che collegavano Cerveteri e Tarquinia ad altre città dell’interno, come Norchia, Tuscania, Castel d’Asso, Volsinii (Orvieto), Veio.

L’importanza di Blera continuò anche durante l’età Repubblicana ed Imperiale Romana, quando era attraversata dall’antica via Clodia. Di questa via, oltre a diversi tratti incassati nel tufo restano i due ponti (del Diavolo e della Rocca) rispettivamente del I e II secolo a.C. In epoca imperiale fu elevata al rango di Municipio ed ebbe quindi suoi propri magistrati. Di quel periodo sono diversi mausolei e numerosi resti di ville rustiche disseminati nella campagna circostante. Con la caduta dell’Impero Romano inizia anche la decadenza della città.

Blera fu tra le prime diocesi ed ebbe propri vescovi dal 457 al 1093, quando venne unita alla diocesi di Toscanella (odiernaTuscania); nel 1192 fu unita a quella di Viterbo. La tradizione indica in San Vivenzio (odierno protettore del paese) il primo vescovo. A Blera visse anche, tra il IV e V secolo San Sensia Martire.
A Blera è nato papa Sabiniano I (604-606); per qualche tempo si è ritenuto di Blera anche Pasquale II (1099-1118), di Bleda in Romagna (si veda la permanenza del toponimo urbano di Piazza dei Papi).
Nel 772 subì la prima distruzione, dopo un assedio, da Re Desiderio, per risposta a Papa Adriano I che aveva richiesto la restituzione dei territori occupati dai Longobardi. Dal XIII al XV secolo appartenne alla famiglia Di Vico. Nel 1247, per rappresaglia contro questa famiglia, l’esercito di Federico II, comandato da Alessandro Calvelli, nel quadro delle lotte traGuelfi e Ghibellini, la distrugge. Dopo l’estinzione dell’ultimo membro di questa famiglia Blera viene data in feudo, nel 1400, da Bonifacio IX ai conti Francesco e Nicola Anguillara. Dopo la deposizione dei loro successori, per dissidi con papa Paolo II, nel 1465, la città rimarrà sotto la reggenza della Santa Sede fino al 1516; del 1515 è il primo degli Statuti Comunali rimasti. Nel 1516 il papa Leone X la dona, come feudo, a Don Lorenzo Anguillara di Ceri e sotto questa famiglia rimarrà fino al 1572, anno della morte senza eredi del figlio di Lorenzo, Don Lelio. Da allora fino al 1870 sarà governata dalla Camera Apostolica.

Nel 1914 è meta di una missione archeologica tedesca, che pubblica un approfondito studio sulla città, quindi a cavallo degli anni cinquanta e sessanta l’Istituto Svedese di Studi Classici, anche con la partecipazione diretta del Re di Svezia, Gustavo Adolfo VI, inizia uno studio sistematico che porterà alla valorizzazione del villaggio protostorico ed etrusco di San Giovenale e di quello di Luni sul Mignone.

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